Uno strapiombo sul mare

(E la mia fascinazione per.)

La Liguria è talmente stretta che nello spazio di pochi metri bisogna farci stare tutto il necessario: i binari del treno, il marciapiede per scendere e i giapponesi con le Nikon per fare una foto come questa qui sopra, con qualche megapixel in più. E meravigliosamente tutto quello che deve entrarci ci sta: niente coperte troppo corte o valigie che non si chiudono. In Liguria sta tutto al posto suo. È un territorio reumatico, terrazzato, dove i piani diversi fanno sì che i punti di vista cambino e che si possa guardare giù da uno strapiombo e rimanerci, immobilizzato, per diversi minuti, con l’impressione che niente sia passato, nel frattempo. E invece il treno ha già accompagnato i suoi passeggeri all’uscita e poi al sottopassaggio e ha richiuso le porte e cambiato stazione, qualche chilometro più in là.

In Liguria sta tutto insieme: roccia, scoglio, agave, mare e piante grasse. Case, box, terrazza e giardino. Marciapiede, battigia e barca. E quando frana, la Liguria, frana tutta insieme. Smotta, come, d’un botto, diventasse ubriaca e incoerente. E forse, in fondo a sé stessa, lo è, ma noi che ci andiamo due giorni all’anno ce ne accorgiamo quasi mai e ce ne andiamo dicendo «Ma guarda, la Liguria, come si tiene su bene».