Oh, well, whatever never mind*

Stanotte mi sono alzata tre volte.
La prima era per il bagno, la seconda per bere, la terza non sono sicura.

Erano circa le 5, la sveglia di S. avrebbe suonato dopo meno di due ore, ricordo di aver guardato l’orologio e di aver pensato esattamente questo – e mi sorprendo, adesso, a distanza di tempo e dopo qualche caffè, perché mai nella vita mi era capitato di svegliarmi nel cuore del mio sonno e pensare a quello di qualcun altro – e di essermi seduta al tavolo della cucina, su una sedia rossa con lo schienale largo e accogliente. L’altra cosa che ricordo è di aver sbadigliato per almeno dieci secondi e comunque essere rimasta lì, a guardare attraverso il corridoio il soggiorno vuoto. Poi sono tornata a letto, e stamattina avevo mal di testa, sul tavolo della cucina c’era un bicchiere pieno d’acqua che devo essermi versata e non aver bevuto – e forse era questo il motivo della terza sveglia: bere, di nuovo – pronto per accogliere la pastiglia di moment.

Domani 19, intorno alle 19, leggo Julio Cortázar al Santeria a Milano, o meglio: leggo alcuni pezzi da Un certo Lucas, uscito per Edizioni Sur l’anno scorso. Ci saranno Finzioni, Fabrizio Gabrielli, Alessandro Prunelli e Edizioni Sur. E io sono quella che Cortázar lo conosce meno di tutti. (Sto mettendo le mani avanti, come si dice, perché sto approcciando questa serata con quella secchezza delle fauci tipica di chi ha qualcosa da nascondere, tanto qui siamo in pochi e posso confessarlo, no?)

Julio Cortázar è quello che mi ci sarebbe voluto quando dormivo poco e cose come quelle di stanotte mi accadevano spesso, ma allora non lo conoscevo così bene, in realtà solo di nome, e non avevo alcuna intenzione di conoscerlo. Adesso è diverso, e tutti i motivi per cui uno dovrebbe leggere, ad esempio, Un certo Lucas risiedono nel fatto che il legame con Lucas potrebbe essere molto profondo, come capita spesso a me, da quando l’ho letto la prima volta l’anno scorso. Mi sono convinta che Cortázar non va letto a sproposito, ma in un momento preciso della vita, altrimenti non ne vieni catturato. E sarebbe un peccato. Potrebbe succedere, certo, ma sarebbe comunque un oggettivo peccato. È il momento giusto al posto giusto, una esperienza che non è detto che si faccia nella vita, certo, ma quando si fa, regala l’illusione di poter essere fortunati, almeno per una volta.

Domani sera, a un certo punto, se ci arriviamo, leggo un pezzo che si chiama “Lucas, e le sue ipnofobie” che potrebbe spiegare cosa andavo cercando dalla cucina, dal corridoio e dal soggiorno stanotte o cosa stavo sognando prima di svegliarmi la terza volta. Potrebbe.

*Mi dispiace per chi è arrivato qui pensando di leggere qualcosa a proposito dei Nirvana.