Pippo Baudo

Io un Pippo Baudo ce l’ho, personalissimo: si chiama Valentina, abita a Roma e ha l’accento di Benevento. La prima volta che mi scrive è il 20 febbraio 2010, sono le 18.09, io sono in una mansarda molto piccola con il Mac acceso, abito già a Milano da sola, è sabato pomeriggio e sto pensando da un paio d’ore sempre alla stessa cosa. Pippo Baudo-Valentina finalmente mi distoglie e mi scrive:

Ciao,
ho letto il tuo ultimo post su novelz e poi ho iniziato a leggere tutti gli altri.
Seleziono autori da pubblicare su www.setteperuno.it e mi piacerebbe molto se anche tu fossi dei nostri. 🙂

Che ne dici?

Qui ci sono tutti i dettagli per partecipare: http://www.setteperuno.it/partecipa/

A presto,
valentina

Ci siamo conosciute in questo modo: è la prima persona sconosciuta che mi chiede di scrivere. Una cosa gigante. Enorme. Un elefante. Un dinosauro. Una cosa mai vista prima.
Le rispondo in diciannove minuti, pure troppi, facendo finta di essere abituata. Una delle cose che mi preme di più, in quel momento, è non fare brutta figura, chiedo scadenze, è tutto semplice. Poi esco.

Abito in una zona di Milano che ruota attorno a una fermata della metro verde: Caiazzo. Giro l’angolo dei servizi telefonici, vado dritto, giro a sinistra, poi ancora a sinistra e torno sulla mia strada, piena di alberi. C’è il sole. Ma fa freddo. Sto benone. Poi mi chiudo in casa fino alla domenica sera e partorisco due mezzi racconti: avrebbe scelto lei quale pubblicare. Alla fine è andata la cosa più urgente per me in quel momento e l’urgenza è sempre un buon motivo per scrivere qualcosa.

Quel racconto mi porta, in seguito, altri incontri eccezionali, ma non è questo il punto. Il punto è che il mio Pippo Baudo è una persona che vedo pochissimo ma a cui penso spesso.
L’ultima volta che ci vediamo, qualche settimana fa, mi chiede un post per il suo blog: cinque libri a mio piacere, che siano uniti da qualcosa. Una lista commentata. L’urgenza, stavolta, è una questione specifica: la questione del copiare, imitare, mentre si scrive. E così la lista è più simile a un racconto e sta qui: si intitola Cinque (parti di) libri che tento di imitare continuamente.